Salvezza, ma da cosa?

 


Salvezza, ma da cosa?

Il concetto di salvezza nella lettera di Paolo agli Efesini capitolo 2 versetti 8 e 9.

Qualche premessa.

La lettera di Paolo agli Efesini è una lettera straordinariamente profonda. In essa comprendiamo l’immensità del progetto di salvezza di Dio che, risalendo a prima della fondazione del mondo (1:4), ha visto unicamente l’iniziativa di Dio Padre nell’attuare tramite Suo Figlio Gesù Cristo una serie di benedizioni spirituali verso un’umanità da Lui creata (Capitolo1: 5-10).  Dopo una preghiera straordinaria e di alto spessore, giungiamo nella sezione a noi interessata. Sebbene la mia riflessione inizi dal versetto 8 è inevitabile che iniziando il brano con “infatti”, ci porti all’attenzione delle prime battute del capitolo due (ver 1 a 3). E' necessario soffermarsi su due punti. Il primo è la condizione del genere umano prima della salvezza. Il secondo è la grazia di Dio con la sua efficacia e conseguenze. 

1. Lo stato del genere umano prima dell’opera della salvezza

 Paolo ci tiene a spiegare come la vita di un tempo senza la salvezza in Cristo sia morta[1] nelle colpe e nei peccati, seguendo il nemico di Dio, Satana, “il principe della potenza dell’aria”; l’uomo non era figlio di Dio, ma a causa di quello stato decaduto, figlio d’ira. Come afferma Erickson Millard J. lo stato di morte richiede una trasformazione dovuta allo stato di peccato che l’uomo vive guidato dal principe della potenza dell’aria. La razza umana necessitava di una nuova nascita, una restaurazione di quella decaduta e il ritorno a quella originale prima che il peccato entrasse nel mondo. L’inizio di una nuova vita nei testi biblici non viene menzionato come un processo, ma piuttosto come un’azione istantanea. Nel passo non viene neanche specificato che la salvezza sia incompleta. La scrittura parla di credenti nati di nuovo (Giovanni 1:12, 13; 2 Corinzi 5:17; Giacomo 1:8; 1 Pietro 1:3, 23; 1 Giovanni 2:29; 5: 1-4) e ci fa chiaramente capire che la nuova nascita avviene in un istante perché i verbi usati dal greco sono o nel tempo passato aoristo oppure nel tempo perfetto, che indica uno stato di completezza [2]. Per arricchire il concetto dello stato della morte del genere umano John Stott ci spiega come questo sia una realtà che non rispecchia la nostra esperienza di tutti i giorni. Le persone con le quali interagiamo sembrano fin troppo vive. Se la morte è l’alienazione da Dio causata dal peccato[3] ed una esistenza di separazione da Lui, la vita invece è la comunione proprio con Dio e l’intimità con lo Spirito Santo. Un uomo o una donna possono anche avere corpi atletici o grandi capacità intellettive, ma essere sordi alla voce di Dio. Questi ultimi non hanno amore per Dio e nessuna sensibilità spirituale che li fa gridare “Abba Padre”. Inoltre in loro non c’è il desiderio di trascorrere tempo con il popolo di Dio. Quindi “non dovremo esitare nell’affermare che una vita senza Dio (anche se fisicamente in forma o mentalmente attivi) è una vita morta e che quelli che vivono sono morti anche se sono fisicamente in vita”[4].

I versetti da 1 a 3 di Efesini capitolo 2 descrivono lo stato della razza umana prima della salvezza e delle irrimediabili conseguenze del peccato come la colpa che l’accompagna. Inoltre si nota l’abbandono alla guida del nemico di Dio, la ribellione, le voglie peccaminose nel fisico e nella mente con una figliolanza naturale dell’ira di Dio.  Il versetto 4 è un vero spartiacque perché introduce la ricchezza della misericordia e la grandezza dell’amore di Dio tale da vivificarci in Cristo per dimostrare l’immensa ricchezza della sua grazia. 

Il termine vivificare[5] è dichiarato qui come l’opera di Dio che porta la vita, quella spirituale, ad una natura morta[6]. A questo punto dovremo farci delle domande importanti tipo:

Davanti a queste brevi riflessioni come ci si sente?

In che stato viviamo oggi?

Quali sono le iniziative che Dio ha preso nei nostri confronti? Queste riflessioni ci preparano al secondo punto e cioè la grazia di Dio con la sua efficacia e conseguenze. 

Ne riparleremo o meglio, ne scriverò in seguito.

Nel frattempo vi lascio con le testuali parole di Efesini 2 versetti 1 a 3.

 1 Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, 2 ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. 3 Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri.  

Un caloroso abbraccio,

Patrizio Z.  



[1] G3448, Strong Hebrew and Greek dictonary, νεκρός nekros, nek-ros'.  From an apparently primary word νέκυς nekus (a corpse); dead (literally or figuratively; also as noun): - dead. 

     https://www.e-sword.net/index.html (2024/2025)

  Francis Faukers, L’epistola di Paolo agli Efesini, (Edizioni GBU 1993), 83, “il problema degli uomini e delle donne  non consiste semplicemente nell’essere al di fuori dell’armonia con loro ambiente e con i loro simili. Essi sono  “estranei alla vita di Dio” (4:18), cioè per quanto riguarda la propria natura spirituale, sono morti nelle loro colpe e nei loro peccati. Probabilmente non c’è alcuna differenza essenziale tra i due sostantivi, il significato etimologico del   primo è “mancare il bersaglio” e del secondo “scivolare” o “cadere dalla via” quindi, entrambi esprimono il fallimento dell’individuo nel vivere come avrebbe potuto e voluto”.

[2] Erickson Millard J., Christian Theology, (Baker Academic 1998), 957.

[3] Isaia 59:2; Colossesi 1:20, 21

[4] John R.W. Stott, The message of Ephesians, the bible speaks today, (IVP 1989), 72.

[5] Strong Hebrew and Greek dictionary, G4806 Συζωοποιέω, suzōopoieō

     From G4862 and G2227; to reanimate conjointly with (figuratively): - quicken together with.

[6] Il Significato della parola “morte” in questo contesto è stato fonte di dibattiti soteriologici, dunque non esiste un’uniformità di pensiero riguardo al suo significato. Francis Faulkers, Commentario di Efesini, Edizioni GBU, 84, riferendosi allo stato di morte dell’uomo, non si riferisce ad una morte in primo luogo fisica, ma della perdita della vita spirituale data loro, vita in comunione con Dio e della conseguente capacità di attività e sviluppo spirituale. La Bibbia parla spesso della morte spirituale a causa del peccato (Ez 37: 1 a 14; Rom 6:23; Col 2:13). Comunque una visione della soteriologia che prevede una responsabilità umana a ricevere sotto la propria volontà l’invito a salvezza da parte di Dio. RC Sproul sosteneva invece la depravazione totale e commenta Efesini 2:1-3: “il termine morte è inteso come corruzione estrema e radicale perché solo lo svegliare potente dello Spirito Santo può portarci fuori da questo stato di morte spirituale”. RC Sproul, “Essential Truths of the Christian faith”, (Tyndale 1992), 154. Secondo questa visione soteriologica, l’uomo in un modo irresistibile è chiamato a salvezza dallo Spirito Santo.

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