Salvezza, ma cosa è? (Terza parte)
Siamo sempre nella lettera di Paolo agli Efesini cap. 2: 8 a 10. "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo"
L'autore della lettera l'apostolo Paolo sapeva bene cosa provocava lo spirito religioso in un cuore, anche se genuinamente devoto come lui, il vanto (Galati 1:14). Paolo esprime questo insegnamento trasversalmente nella lettera ai Romani capitolo 3:21-22 quando parla che, indipendentemente dalla legge, è manifesta la giustizia di Dio e che i peccatori (versetto 23) sono giustificati gratuitamente per la sua grazia (v. 24) mediante la redenzione in Cristo Gesù (ver. 25). Proseguendo Paolo afferma che “l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge” (v. 28). Continuando sul concetto del vanto Paolo, nel capitolo 4 di Romani, richiama Abramo e afferma: “se Abramo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio” (Romani 4:2). Sembra chiaro che le opere non contribuiscano alla salvezza e, se fossero introdotte nel processo, produrrebbero solo un vanto umano che non trova posto in un’economia salvifica per sola grazia da parte di Dio.
Nella
lettera ai Galati Paolo fissa un inciso affermando che “l’uomo non è
giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in
Cristo Gesù” (Capitolo 2:16). Le opere umane dunque non contribuiscono alla
salvezza e a nessun merito dell’uomo davanti alla santità di Dio.
Tornando ad Efesini capitolo 2, il v. 10 contiene un altro “infatti” come conseguenza alla frase principale: in Cristo si è “opera Sua” per fare le opere buone che Dio ha già precedentemente preparate affinché le si pratichino. Il fatto di essere “opera sua” cementa ancora l’insegnamento che Dio Padre ci ha costituiti Sua opera in Cristo. Quindi non un’opera umana collaborativa a quella di Dio. La salvezza è per sola grazia.
I
riformatori del XVI secolo, coniando i cinque sola, non poterono non includere
anche la sola grazia incarnando, io credo, anche lo spirito di Paolo dichiarato
nel versetto 8. La salvezza è dimostrata attraverso le opere buone praticate e
precedentemente preparate da Dio stesso. Giovanni Calvino disse: “infatti non
pensiamo minimamente ad una fede priva di ogni buona opera o ad una
giustificazione che possa sussistere senza di loro…Pur riconoscendo che la fede
e le buone opere sono necessariamente congiunte, tuttavia situiamo la giustizia
nella fede, e non nelle opere”[1].
L’errore teologico e di conseguenza nella pratica cristiana, è di volere invece aggiungere le opere umane come merito alla fede. Una fede autentica è testimoniata nella pratica dalle buone opere. Siamo partiti da uno stato della razza umana “morta” nei falli e nei peccati per ritrovarla “opera di Dio” creata in Cristo Gesù con lo scopo di adoperarsi alle opere buone che Dio ha precedentemente preparate affinché le praticano. Cosa troviamo nel mezzo? La croce di Cristo con il suo sacrificio sostitutivo per i peccatori, che ha reso possibile il tutto.
Qualche domanda ci aiuta a riflettere: la mia fede è basata sulle opere umane meritorie o semplicemente nella persona di Gesù Cristo e nell'opera espiatrice alla croce? In altre parole, la salvezza dell'anima mia è derivata da un processo sacramentale o dalla semplice fiducia che avendo posto la mia fede in Cristo, sono salvato per sempre?
Un caro saluto,
Patrizio Z.
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